scuola primaria

I bambini lenti a scuola

Nella nostra esperienza clinica ci capita spesso di sentir parlare di bambini lenti.

I genitori ci riportano storie di bambini lasciati in classe a finire durante la ricreazione, sgridati perché non si muovono, costretti a recuperare a casa quello che non viene fatto a scuola. Altrettanto spesso ci viene detto con convinzione che la lentezza è una questione di impegno, come se in qualche modo il bambino scegliesse deliberatamente di non muoversi. Alcune di queste storie arrivano già segnate dalla scuola dell’infanzia: lavori non finiti, distrazione, concentrazione altalenante, deliberato rifiuto. Il primo pensiero, non si sa perché, è quello di credere che il bambino non voglia applicarsi, non si sospetta nemmeno che ci possa essere una difficoltà e questo, a nostro parere, è grave. La tendenza è quella di aspettare, perché il bambino è ‘piccolo’ e ha bisogno di maturare. D’altra parte se ha questa necessità, cioè quella di crescere, non si capisce perché debba essere colpa sua se non riesce. La brutta notizia è che nella maggior parte dei casi la lentezza tende a peggiorare in primaria, no sparisce da sola. Questo perché se è una lentezza esecutiva, cioè proprio specifica nel programmare l’attività motoria (spesso di tipo grafico), quando le competenze aumentano, tende ad aggravarsi. Più cose da fare, più controllo da impiegare, maggiori informazioni da gestire, uguale stanchezza.

Questo per dire che attendere potrebbe essere peggio, traducendosi poi in una lotta contro il tempo per inseguire le competenze della classe.

Cosa fare dunque? Chiedere una valutazione e togliersi il dubbio è una soluzione, se ci sono delle fragilità possono essere colmate, se c’è un problema negarlo non aiuterà, e se non c’è niente ci si sarà tolti il pensiero. Comunque sia, la cosa più importante in assoluto è quella di non pensare che sia una questione di impegno e per questo dare la colpa ai bambini.

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