Young boy sitting cross-legged with arms crossed looking upset while mother scolds him.
emozioni, genitorialitร 

Comprendere il Comportamento Oppositivo nei Bambini

โ€œLo fa apposta.โ€
โ€œรˆ oppositivo.โ€
โ€œSe volesse, potrebbe farlo.โ€

Sono interpretazioni frequenti di fronte a un bambino che rifiuta una richiesta, contraddice lโ€™adulto, interrompe unโ€™attivitร , si allontana, manifesta rabbia o sembra intenzionalmente ostacolare ciรฒ che gli viene proposto.

In alcune situazioni, queste condotte possono effettivamente rientrare in un quadro clinico caratterizzato da pattern persistenti di comportamento oppositivo e provocatorio. Tuttavia, utilizzare il termine oppositivitร  come spiegazione generale di qualsiasi rifiuto o comportamento difficile puรฒ condurre a un errore importante: confondere ciรฒ che osserviamo con ciรฒ che lo determina.

Un comportamento รจ visibile.

Le condizioni che lo precedono, invece, spesso non lo sono.

Il comportamento che osserviamo รจ soltanto lโ€™ultimo passaggio

Un bambino puรฒ rifiutare una richiesta dopo aver affrontato una mattinata particolarmente impegnativa. Puรฒ reagire in modo intenso a una transizione imprevista, a una consegna poco chiara, a una situazione di sovraccarico, a una difficoltร  di comprensione o a una sequenza di richieste che, considerate singolarmente, sembrano sostenibili ma che, nel loro insieme, hanno superato le risorse disponibili in quel momento.

Quando la risposta emerge, lโ€™adulto vede soprattutto lโ€™ultima parte della sequenza:

il rifiuto;

la fuga;

la rabbia;

lโ€™escalation;

il silenzio;

la sospensione della collaborazione.

Il comportamento diventa quindi il centro dellโ€™attenzione. Tuttavia, in molti casi, ciรฒ che osserviamo non rappresenta lโ€™inizio della difficoltร , maย il punto in cui una difficoltร  giร  presente diventa finalmente evidente.Per questo, la domanda clinicamente piรน utile non รจ soltanto:

โ€œChe cosa ha fatto il bambino?โ€

รˆ anche:

โ€œChe cosa รจ accaduto prima?โ€

La variabilitร  della prestazione non equivale automaticamente a intenzionalitร 

Uno degli errori interpretativi piรน frequenti consiste nel ragionare in questo modo:

โ€œIeri lo ha fatto. Oggi non lo fa. Quindi oggi non vuole.โ€

La conclusione, tuttavia, non รจ necessariamente corretta. La possibilitร  di accedere a una competenza dipende anche dalle condizioni in cui quella competenza viene richiesta. Il livello di attivazione emotiva, la stanchezza, il carico cognitivo, la prevedibilitร  della situazione, la presenza di stimoli interferenti, la complessitร  della consegna e la quantitร  di richieste giร  affrontate possono modificare significativamente il funzionamento di una persona.

Questo significa che saper fare qualcosa non implica necessariamente poterlo fare in qualunque momento e in qualunque condizione.

La variabilitร  del comportamento non รจ quindi, di per sรฉ, una prova di manipolazione o di intenzionalitร  oppositiva.Il fatto che un bambino riesca a svolgere un’attivitร  in un determinato contesto e non riesca a farlo in un altro non dimostra automaticamente che stia scegliendo deliberatamente di non collaborare.

Richiede, piuttosto, un’analisi delle condizioni che rendono la competenza accessibile o, al contrario, difficilmente disponibile.

Il rifiuto non ha sempre la stessa funzione

Un โ€œnoโ€ puรฒ avere significati diversi.

Puรฒ esprimere una preferenza.

Puรฒ rappresentare una difficoltร  nell’affrontare una richiesta.

Puรฒ essere una risposta a una situazione percepita come imprevedibile.

Puรฒ rappresentare un tentativo di interrompere un’esperienza vissuta come eccessivamente impegnativa.

Puรฒ essere la modalitร  comunicativa disponibile in quel momento per segnalare stanchezza, frustrazione, confusione o bisogno di una pausa.

Puรฒ anche essere parte di un pattern comportamentale stabile, che richiede una valutazione clinica specifica.

Per questa ragione, il comportamento osservabile non dovrebbe essere interpretato isolatamente.L’analisi funzionale del comportamento prende in considerazione la relazione tra gli antecedenti, la risposta comportamentale e le conseguenze che seguono. Non ha l’obiettivo di โ€œgiustificareโ€ il comportamento, ma di comprendere quali variabili possano contribuire al suo mantenimento e quali condizioni possano favorire modalitร  di risposta piรน efficaci.

La domanda non รจ quindi soltanto:

โ€œCome facciamo a eliminare questo comportamento?โ€

Ma:

โ€œQuale funzione svolge questo comportamento all’interno di questa situazione?โ€

Comprendere il contesto non significa eliminare le regole

Considerare il ruolo del contesto non significa sostenere che il bambino debba essere esonerato da ogni richiesta.

Non significa che ogni comportamento debba essere accettato e che i limiti debbano essere eliminati.E non significa che l’adulto debba rinunciare alla propria funzione educativa.

Al contrario, un intervento efficace richiede proprio la capacitร  di distinguere.

In alcune situazioni รจ necessario mantenere una richiesta.

In altre รจ necessario insegnare una competenza.

In altre ancora รจ necessario modificare il modo in cui una richiesta viene presentata, perchรฉ le condizioni attuali non consentono al bambino di accedervi efficacemente.

Il limite puรฒ rimanere. La modalitร  puรฒ cambiare.

Questa distinzione รจ particolarmente importante perchรฉ, quando ogni rifiuto viene interpretato come una sfida all’autoritร , il rischio รจ che la relazione educativa si trasformi rapidamente in un confronto di potere.A quel punto la questione iniziale, che poteva riguardare un compito o una regola, diventa una lotta per stabilire chi debba cedere.Ma una maggiore intensitร  del conflitto non produce necessariamente una maggiore competenza nel bambino.

โ€œMa noi ci adattiamo giร โ€

Molte famiglie e molte scuole adottano giร  numerosi adattamenti.

Anticipano le attivitร .

Modificano le consegne.

Offrono supporto.

Propongono strategie.

Cercano modalitร  alternative.

Il problema, quindi, non รจ necessariamente l’assenza di adattamento.

In alcuni casi, il punto รจ comprendere se l’adattamento adottato sia realmente collegato alla variabile che sta producendo la difficoltร .

Una strategia puรฒ essere presente ma non essere sufficiente.

Puรฒ essere proposta quando il bambino รจ giร  in una fase di escalation.

Puรฒ essere utilizzata in modo incoerente dai diversi adulti.

Puรฒ ridurre temporaneamente il comportamento senza modificare le condizioni che lo precedono.

Puรฒ essere troppo complessa per essere sostenibile nella quotidianitร .

Per questo, la progettazione dell’intervento non dovrebbe tradursi automaticamente nell’aggiunta di nuove tecniche.

Spesso รจ piรน utile analizzare con precisione la situazione e chiedersi:

Quale elemento della sequenza sta aumentando il carico?

Quale condizione rende la richiesta piรน accessibile?

In quale momento รจ possibile intervenire, prima che la difficoltร  raggiunga il suo punto massimo?

L’obiettivo non รจ fare sempre di piรน.

รˆ intervenire in modo piรน preciso.

Per approfondire il tema o valutare una situazione specifica, รจ possibile richiedere una consulenza psicologica e neuropsicologica presso lo Studio Elilogos.

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Stress da vacanze

Lo stress da vacanze o del fine settimana si puรฒ manifestare con un eccesso di stanchezza proprio perchรจ durante la settimana si tira troppo.

Ci sono persone che arrivano al weekend aspettando finalmente di recuperare, per poi ritrovarsi senza energie proprio quando il tempo si libera. La stanchezza si fa piรน intensa, la motivazione cala, e anche attivitร  piacevoli sembrano richiedere uno sforzo eccessivo. A volte compaiono mal di testa, sonnolenza, irritabilitร  o una sensazione generale di svuotamento. Questo paradosso รจ spesso descritto con il termine leisure sickness, una condizione in cui il malessere emerge proprio nel momento in cui lo stress si riduce.

Durante la settimana molte persone funzionano in una modalitร  di attivazione costante. Le richieste lavorative, le responsabilitร  e i ritmi serrati mantengono elevato il livello di tensione. In questo stato, lโ€™organismo mobilita risorse per sostenere lโ€™efficienza e la concentrazione, anche a costo di rimandare il recupero. La stanchezza viene temporaneamente messa in secondo piano, mentre il corpo continua a operare in una sorta di โ€œmodalitร  di tenutaโ€.

Quando arriva il tempo libero, la pressione si abbassa e il sistema nervoso interrompe lo stato di allerta. รˆ in questo passaggio che la fatica accumulata diventa evidente. Non si tratta di una stanchezza che nasce nel weekend, ma di un carico giร  presente che trova finalmente spazio per emergere. Il corpo, non piรน sostenuto dalla tensione, rallenta bruscamente e rende visibile ciรฒ che era rimasto in sospeso.

Questo fenomeno รจ piรน frequente quando il recupero รจ concentrato solo nei momenti liberi, mentre durante la settimana si procede senza pause significative. Anche una forte tendenza al controllo, la difficoltร  a delegare, o lโ€™idea che il riposo debba essere โ€œmeritatoโ€ possono contribuire a mantenere un livello di attivazione costante. In queste condizioni, il tempo libero diventa lโ€™unico spazio in cui lโ€™organismo si concede di abbassare la guardia, con un effetto di crollo improvviso.

Spesso questa esperienza viene interpretata come mancanza di motivazione o incapacitร  di godersi il tempo libero. In realtร , puรฒ rappresentare un segnale di sovraccarico prolungato. Il corpo non sta reagendo in modo disfunzionale, ma sta cercando di recuperare. La difficoltร  non รจ fermarsi, ma arrivare al momento della pausa con un accumulo eccessivo di fatica.

Una possibilitร  consiste nel distribuire il recupero nel corso della settimana. Brevi pause, momenti di rallentamento, e attivitร  che favoriscono una riduzione graduale della tensione possono ridurre il contrasto tra giorni lavorativi e tempo libero. Quando il recupero diventa piรน continuo, il weekend smette di essere lโ€™unico contenitore della stanchezza.

Il tempo libero funziona meglio quando non deve compensare tutto. Se il riposo รจ integrato nella quotidianitร , la pausa non coincide piรน con il crollo, ma con una continuitร  di regolazione. In questo modo, il weekend torna a essere uno spazio di scelta, non il momento in cui emerge, inevitabilmente, quanto si รจ stanchi.

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Perchรฉ i bambini โ€œnon stanno attentiโ€?

Ecco cinque motivazioni con basi psicologiche e neuropsicologiche

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1) Le funzioni esecutive stanno ancora maturando

Lโ€™attenzione โ€œvolontariaโ€ dipende da funzioni come inibizione, memoria di lavoro e flessibilitร  mentale, sostenute soprattutto dalla corteccia prefrontale: nei bambini queste funzioni sono ancora in sviluppo, quindi la tenuta attentiva รจ piรน fragile e facilmente disturbata. 

2) Sonno insufficiente o disturbato

Dormire poco o male riduce vigilanza, regolazione emotiva e attenzione: nei bambini la carenza di sonno รจ associata a piรน problemi attentivi e comportamentali a scuola. Valutare ritmi sonnoโ€“veglia, russamento, risvegli frequenti o insonnia รจ fondamentale.

3) Ansia ed emozioni โ€œoccupanoโ€ la mente

Quando un bambino รจ in allerta (preoccupazione, ansia da prestazione), lโ€™attenzione tende a spostarsi verso il segnale di minaccia e si riduce la capacitร  di concentrarsi sul compito: รจ un effetto ben documentato nei disturbi dโ€™ansia in etร  evolutiva.

4) Fattori sensoriali e carico ambientale

Udito o vista non ottimali, oppure ambienti rumorosi e pieni di distrazioni, aumentano lo sforzo cognitivo richiesto per capire e mantenere il focus; il risultato รจ stanchezza mentale e cali di attenzione. Un semplice screening visivo/uditivo e una classe (o casa) piรน silenziosa possono fare la differenza. 

5) Compiti troppo difficili (o troppo facili), poche pause, motivazione bassa

Se il carico cognitivo supera la capacitร  della memoria di lavoro, lโ€™attenzione โ€œsaltaโ€. Aiutano: suddividere i compiti in passi brevi, alternare micro-pause, calibrare la difficoltร  e usare rinforzi (gratificazioni semplici) per sostenere la motivazione, che a sua volta รจ legata a circuiti di ricompensa dopaminergici. 


Campanelli dโ€™allarme (daย approfondire, non per autodiagnosi)

Non si riconosce lโ€™ADHD leggendo una lista di sintomi su internet. Tuttavia, รจ utile chiedere una valutazione se per almeno 6 mesi osservi:

  • disattenzione marcata in piรน contesti (casa, scuola, sport) con impatto su apprendimento o relazioni;
  • iperattivitร /impulsivitร  non adeguate allโ€™etร ;
  • difficoltร  di regolazione emotiva, sonno molto disturbato, o sospetti disturbi dellโ€™apprendimento;
  • storia di rendimento scolastico in calo e frequenti segnalazioni degli insegnanti.
    Le linee guida raccomandano una valutazione clinica strutturata, con raccolta di informazioni da genitori/scuola, uso di scale standardizzate, e verifica dei criteri DSM-5, escludendo cause alternative. 

Cosa fare in pratica

  1. Parla con il pediatra: puรฒ avviare uno screening di sonno, vista/udito, ansia e apprendimento, e indirizzare a un neuropsicologo dell’etร  evolutiva
  2. Raccogli osservazioni dalla scuola (giorni/attivitร  piรน critiche, durata di attenzione, che cosa aiuta o peggiora).
  3. Igiene del sonno e routine (orari regolari, niente schermi prima di dormire). 
  4. Ambiente e compiti โ€œa misura di bambinoโ€: riduci rumore e distrazioni, spezzetta i compiti, inserisci pause programmate e piccole gratificazioni per i passi completati. 

Sintesi

Se lโ€™attenzione di tuo figlio รจ incostante, non รจ colpa di nessuno: spesso รจ lโ€™effetto combinato di sviluppo cerebrale, emozioni, sonno e ambiente. E se sospetti ADHD, non autodiagnicare: affidati a una valutazione professionale e a strategie su misura. Le evidenze dicono che intervenire presto e bene riduce lo stress familiare e migliora il rendimento a scuola e il benessere. 

emozioni

Albi illustrati sulla paura

In questa sezione vi mostriamo una selezione di albi illustrati che trattano il tema della paura. Fateci poi sapere come avete trovato questi suggerimenti.

La piccola paura

Testo e illustrazioni di Luke Scriven – Nomos Edizioni

Racconta del coraggio che ci vuole ad affrontare paure apparentemente piccole e insignificanti che talvolta sembrano diventare insormontabili

Perchรจ abbiamo paura?

Testo Fran Pintadera e illustrazioni di Ana Sender – Edizioni FATATRAC

Non sempre la paura รจ nostra nemica, talvolta รจ piรน importante capirne il senso..

Una paura da lupo

Testo Giulia Pesavento e illustrazioni di Susy Zanella – Edizioni SASSI

Ci sono situazioni nelle quali pensiamo di essere i soli a provare sentimenti di paura. E invece talvolta ciรฒ che piรน ci fa timore non รจ altro che lo specchio di noi stessi visto da un’altra angolazione


Che Paura!

Testo Barbara Frandino e illustrazioni di Lucia Zappulla – Edizioni Fabbri Editore

Una vera e propria enciclopedia delle paure: dalla paura delle malattie, a quella di morire, alla paura del buio..ce n’รจ per tutti i gusti! Con un simpatico identikit e suggerimenti per combatterle

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Albi illustrati

Gli albi illustrati nell’ultimo periodo hanno assunto un ruolo significativo nella letteratura per l’infanzia. Trovandoci spesso ad affrontare tematiche delicate, abbiamo iniziare a costruire una sorta di archivio di libri consigliati che anche noi utilizziamo di consueto nel nostro lavoro. Non tutti centrano in modo significativo il punto, in ogni caso diventano comunque spunto di riflessione in alcune situazioni che hanno la necessitร  di essere simbolizzate e supportate dalle immagini o possono essere utili per aprire il dialogo con i bambini. Inutile negare tra l’altro che alcune illustrazioni sono davvero meravigliose.

Da non sottovalutare anche i Silent Book che, proprio perchรจ esenti da parole, permettono un utilizzo piรน fantasioso o che permette al bambino di introdurre il proprio contenuto e le proprie riflessioni senza essere guidato dalla parola dell’altro.

Albi illustrati su:

  • paura
  • rabbia
  • tristezza
  • gioia
  • lutto
  • ansia
  • scuola
genitorialitร 

Perchรจ รจ importante che i bambini dormano da soli

I motivi per cui รจ importante che i bambini imparino a dormire da soli sono tanti. รˆ doveroso perรฒ fare qualche precisazione per fare un poโ€™ di chiarezza. 

1. Dormire da soli vuol dire affrontare due paure, quella del buio e quella della perdita di controllo del mondo esterno. Poterlo fare in un contesto protetto, sicuro, permette di elaborare una preoccupazione in modo sano e per gradi.

2. Questo non รจ assolutamente un processo scontato, considerato il fatto che รจ unโ€™acquisizione, va progettato per gradi, non diversamente da quando si impara a camminare, non avviene dalla sera alla mattina.

3. Saper dormire da soli vuol dire sapersi separare, questo รจ valido sia per i bambiniโ€ฆche per i genitori. Non รจ assolutamente scontato che sia semplice, ma puรฒ insegnare ad entrambe le parti qualcosa di importante 

4. Ogni famiglia, ogni bambino, ha dei tempi, che varrebbe la pena di rispettare, certo รจ che il bambino da solo non puรฒ prendersi la responsabilitร  di una scelta del genere (il famoso โ€˜quando sarร  prontoโ€™) perchรฉ vuol dire scegliere anche per i genitoriโ€ฆmica cosa da poco! 

5. Questi tempi hanno un limite per il semplice fatto che i genitori sono anche una coppia e hanno bisogno del loro โ€˜postoโ€™ e del loro spazio. Il fatto che un bambino non entri in questo spazio รจ salvifico perchรฉ gli ricorda che ci sono cose di cui lui non si deve occupare (tipo il rapporto tra mamma e papร ) 

6 Questo vuol dire stare col mitra puntato? Certo che no..ma considerare che se si fa fatica si puรฒ chiedere aiuto o indagare cosa sta andando storto per esempio. 

7. Dormire รจ un diritto di tutti, non รจ raro sentire storie di genitori che non dormono da una vita o bambini rintronati perchรฉ in 3 su un letto si dorme male. Per non parlare delle implicazioni quando รจ il padre a sculare in divano, quale immagine si propone al bambino del ruolo che assume il papร ? 

8. Attenzione a non scambiare per praticitร  delle scelte ben precise, nessuno punta il dito ma vale essere consapevoli di ciรฒ che si sta facendo. Consapevoli non รจ sinonimo di colpevoli ๐Ÿ’ซ

9. Per favore non arrivare per disperazione a cascare nel coaching da 600โ‚ฌ a bottaโ€ฆ

emozioni, genitorialitร 

Ma io glielโ€™ho spiegato!ย 

Non sapete quante volte sento questa frase durante i colloqui con i genitori. Mi riferiscono increduli che nonostante abbiano spiegato, nel bel mezzo di un conflitto con i propri figli, le motivazioni di un no il bambino non รจ riuscito ad accettarle pacificamente, anzi ha aumentato il livello di protesta. Cari genitori, provo un poโ€™ di tenerezza quando mi raccontate cosรฌ perchรฉ capisco che il vostro modo di pensare al bambino, in quel momento, รจ un po’ distante dal suo modo di funzionare.

Dunque proviamo a fare un poโ€™ di chiarezza. โ€˜Vi spiegoโ€™ perchรฉ le spiegazioni non funzionano. 

Partiamo dal presupposto che le spiegazioni, non sono altro che lโ€™esternazione di un motivo logico e razionale per cui una certa cosa non si puรฒ fare, facciamo un esempio: se tu vuoi giocare ora con me, ti spiego che prima devo preparare la cena e poi posso giocare; non ti ho detto propriamente di no, ma cerco di farti capire perchรฉ non รจ neanche si. Risultato? A volte funziona, il bambino si rasserena, se la mette via e si puรฒ andare oltre, altre invece il bambino non solo รจ arrabbiato ugualmente ma รจ come non avessimo detto niente. Perchรฉ non ha funzionato? 

Se รจ vero che talvolta rendere partecipi i bambini dei motivi per cui una certa cosa non si puรฒ fare va molto bene, questo principio non puรฒ essere applicato sempre, per il semplice motivo che le spiegazioni agiscono su un piano intellettivo di comprensione del contesto che ha poco a che fare con il vivere le emozioni. Tradotto, se un bambino si arrabbia, vuol dire che percepisce unโ€™ingiustizia di qualche tipo, ma quando รจ partita la reazione รจ giร  troppo tardi per spiegare. รˆ come pretendere ragionevolezza nel momento di rabbia. Un poโ€™ quando vi dicono di calmarvi ma avete giร  gli occhi fuori dalle orbite, non vi viene ancora piรน nervoso?

Quindi, intanto prendiamo in considerazione il fatto che ci sono delle situazioni in cui spiegare รจ perfettamente inutile, se non proprio controproducente perchรจ รจ una strategia che dร  per assodato che il bambino comprenda e faccia pace con le sue emozioni in un momento di emergenza. Mi riferisco alle condizioni in cui รจ minata la sicurezza personale, quindi situazioni di rischio sul piano della vita, quelle in cui il โ€˜noโ€™ fermo e secco va dato cosรฌ comโ€™รจ. Perchรฉ non ci sono molti termini di discussione, non c’รจ da colloquiare o da sentire un punto di vista. โ€˜No, non puoi montare davanti senza seggiolinoโ€™ โ€˜ No, non puoi passare la strada senza guardareโ€™ sono questioni urgenti e necessarie che hanno tanta forza quanto รจ il rischio che il bambino corre non rispettandole. In un secondo momento, quando la situazione รจ piรน tranquilla, eventualmente se no puรฒ riparlare, spiegando al bambino perchรจ quella cosa non va bene, ma nella situazione contingente รจ meglio essere molto fermi e decisi. 

Spiegare รจ un modo molto adulto di attingere al raziocino per controllare lโ€™emotivitร , processo che implica un certo grado di ragionevolezza, ma questa capacitร  dipende molto dall’etร  dei bambini. Per esempio tra i 3 e i 5 anni non sempre รจ possibile attingere a questa risorsa.

Di seguito dunque vi dรฒ qualche spunto:

1. โ€˜รจ la regola che dice questoโ€™: questa frase vi tutela dal trasformare il conflitto in una questione personale. Bisogna ricordarsi che ciรฒ che viene messo in discussione non รจ tanto lโ€™individuo ma il ruolo che riveste, in questo caso quello di โ€˜padreโ€™ o โ€˜madreโ€™.

2. bisogna ricordarsi che non si รจ persone orribili se il bambino piange o si arrabbia a causa di un limite che abbiamo posto, soprattutto se รจ fatto per lui. Essere genitori รจ veramente un mestiere complicato perchรฉ nel suo esercizio ha in sรจ una caratteristica fondamentale, quella di prenderle delle decisioni che a volte sono molto faticose, possono suscitare sensi di colpa, indecisione e ci costringono a fare i conti con la nostra umanitร  e che per questo possiamo sbagliare.

3. in caso di bambini che si arrabbiano spesso, รจ importante capire se questo รจ diventato un modo per segnalare un disagio o se hanno ‘solo’ un temperamento piuttosto attivo. Il consiglio in generale รจ di non attribuire intenzioni a cui il bimbo nemmeno aveva pensato (della serie ‘lo fa apposta per provocarmi’).

4. Costruire il senso di responsabilitร  va molto bene, ma la responsabilitร  va commisurata allโ€™etร  e al tipo di competenza che si richiede. Un sacco di adulti hanno dei problemi nella gestione della rabbia e della frustrazione, a conferma che non รจ proprio un tema semplicissimo

5. Ricordate chi bambini amano la magia, la spettacolarizzazione, il teatro. Ciรฒ implica che a volte esternano i loro sentimenti in modo spaventoso e plateale; รจ molto importante non farsi impressionare, ma lucidamente considerare cosa sta succedendo e cercare di risolverlo con pazienza.

Se hai dei dubbi, e hai bisogno di un suggerimento, siamo disponibili alle consulenze genitoriali anche online.

โ† Precedente

Grazie per la risposta. โœจ

emozioni

Bambini arrabbiati

Stanno aumentando drasticamente le domande di intervento per situazioni in cui i bambini si comportano in maniera sbagliata soprattutto perchรจ si arrabbiano tanto, con esplosioni emotive e ‘crisi’ che spaventano molto i genitori.

Ci sono alcune cosa che perรฒ bisogna considerare. Per esempio sarebbe interessante conoscere come funzionano le emozioni, in particolare la rabbia che generalmente interviene quando si percepisce un senso di ingiustizia e di non coerenza. Lascio qui qualche spunto di riflessione:

  1. Non esistono emozioni positive o negative esistono comportamenti adeguati e inadeguati, quindi usciamo dalla logica che il bambino lo faccia apposta, semmai deve imparare un modo diverso di affrontare la situazione.
  2. Non tutte le emozioni sono semplici da esprimere, ecco perchรจ a volte si usano comportamenti sbagliati per farsi comprendere dall’altro.
  3. Ognuno di noi ha dei bisogni che non sempre vengono intercettati dagli altri, questo generalmente aumenta il senso di ingiustizia e di insoddisfazione rispetto a ciรฒ che si desidera.
  4. Un bambino che vive uno stato di stress avrร  un’interpretazione del mondo circostante forse sfalsata, in iper allerta, perciรฒ potrebbe ‘scattare facilmente’ senza rendersi conto delle conseguenze.
  5. Le punizioni servono a poco o niente, soprattutto perchรจ non fanno altro che ingigantire il momento di rabbia e il senso di ingiustizia.

Spesso รจ questione di capire quale dinamica incentiva una certa modalitร . I genitori fanno sempre quello che possono ma a volte semplicemente sono troppo coinvolti per accorgersi quale comportamento disfunzionale si sta cronicizzando. Una consulenza aiuta a capire di piรน la situazione perchรจ a) il genitore si sente supportato b) puรฒ confidare le sue preoccupazioni c) insieme si trova la modalitร  piรน opportuna per risolvere il problema

scuola primaria

I bambini lenti a scuola

Nella nostra esperienza clinica ci capita spesso di sentir parlare di bambini lenti.

I genitori ci riportano storie di bambini lasciati in classe a finire durante la ricreazione, sgridati perchรฉ non si muovono, costretti a recuperare a casa quello che non viene fatto a scuola. Altrettanto spesso ci viene detto con convinzione che la lentezza รจ una questione di impegno, come se in qualche modo il bambino scegliesse deliberatamente di non muoversi. Alcune di queste storie arrivano giร  segnate dalla scuola dellโ€™infanzia: lavori non finiti, distrazione, concentrazione altalenante, deliberato rifiuto. Il primo pensiero, non si sa perchรฉ, รจ quello di credere che il bambino non voglia applicarsi, non si sospetta nemmeno che ci possa essere una difficoltร  e questo, a nostro parere, รจ grave. La tendenza รจ quella di aspettare, perchรฉ il bambino รจ โ€˜piccoloโ€™ e ha bisogno di maturare. Dโ€™altra parte se ha questa necessitร , cioรจ quella di crescere, non si capisce perchรฉ debba essere colpa sua se non riesce. La brutta notizia รจ che nella maggior parte dei casi la lentezza tende a peggiorare in primaria, no sparisce da sola. Questo perchรฉ se รจ una lentezza esecutiva, cioรจ proprio specifica nel programmare lโ€™attivitร  motoria (spesso di tipo grafico), quando le competenze aumentano, tende ad aggravarsi. Piรน cose da fare, piรน controllo da impiegare, maggiori informazioni da gestire, uguale stanchezza.

Questo per dire che attendere potrebbe essere peggio, traducendosi poi in una lotta contro il tempo per inseguire le competenze della classe.

Cosa fare dunque? Chiedere una valutazione e togliersi il dubbio รจ una soluzione, se ci sono delle fragilitร  possono essere colmate, se cโ€™รจ un problema negarlo non aiuterร , e se non cโ€™รจ niente ci si sarร  tolti il pensiero. Comunque sia, la cosa piรน importante in assoluto รจ quella di non pensare che sia una questione di impegno e per questo dare la colpa ai bambini.

genitorialitร 

Anchโ€™io ero cosรฌ

Insomma รจ indubbio che la genetica sia rilevante quando si parla di figli, cosรฌ comโ€™รจ altrettanto chiaro che spesso i genitori si ritrovano in alcuni comportamenti dei figli. Ma questo รจ sempre funzionale? Secondo noi non proprio. Dipende infatti in che termini lo facciamo; potrebbe essere unโ€™operazione disfunzionale soprattutto nel caso in cui si minimizza o ignora una difficoltร .

Abbiamo provato ad elencarne le ragioni:

1. La mia storia non รจ quella di mio figlio

2. Quello che vale per me non รจ detto che valga per unโ€™altra persona

3. I sistemi educativi e didattici sono cambiati perciรฒ non si puรฒ pensare che i trascorsi siano identici

Un genitore una volta mi ha raccontato di averne prese parecchie, anche a scuola, e che tutto sommato questo gli era servito per raddrizzarsi. Cosรฌ gli ho chiesto se secondo lui avremmo dovuto suggerire alle insegnanti di picchiare il figlio a scuola, e non ha potuto fare altro che sorridermi e dire di no. รˆ solo un esempio, ma รจ tanto per capire che non sempre quello che ha funzionato va bene, soprattutto se รจ stato un metodo coercitivo e violento.

Ci sarebbe poi da dire che anche i genitori sono cambiati, cosรฌ come lโ€™ambiente, la rete sociale, lโ€™ambito culturale. Ecco perchรฉ, cosรฌ come non รจ consigliato fare paragoni tra bambini, cosรฌ vale nel fare confronti tra genitori e figli. Potrebbe essere interessante prendere solo il buono di questโ€™ottica, per esempio se il bambino si trova in difficoltร  in qualcosa che ritroviamo simile, chi meglio di noi puรฒ capirlo ed empatizzate con la sua fatica?