genitorialità

Perchè è importante che i bambini dormano da soli

I motivi per cui è importante che i bambini imparino a dormire da soli sono tanti. È doveroso però fare qualche precisazione per fare un po’ di chiarezza. 

1. Dormire da soli vuol dire affrontare due paure, quella del buio e quella della perdita di controllo del mondo esterno. Poterlo fare in un contesto protetto, sicuro, permette di elaborare una preoccupazione in modo sano e per gradi.

2. Questo non è assolutamente un processo scontato, considerato il fatto che è un’acquisizione, va progettato per gradi, non diversamente da quando si impara a camminare, non avviene dalla sera alla mattina.

3. Saper dormire da soli vuol dire sapersi separare, questo è valido sia per i bambini…che per i genitori. Non è assolutamente scontato che sia semplice, ma può insegnare ad entrambe le parti qualcosa di importante 

4. Ogni famiglia, ogni bambino, ha dei tempi, che varrebbe la pena di rispettare, certo è che il bambino da solo non può prendersi la responsabilità di una scelta del genere (il famoso ‘quando sarà pronto’) perché vuol dire scegliere anche per i genitori…mica cosa da poco! 

5. Questi tempi hanno un limite per il semplice fatto che i genitori sono anche una coppia e hanno bisogno del loro ‘posto’ e del loro spazio. Il fatto che un bambino non entri in questo spazio è salvifico perché gli ricorda che ci sono cose di cui lui non si deve occupare (tipo il rapporto tra mamma e papà) 

6 Questo vuol dire stare col mitra puntato? Certo che no..ma considerare che se si fa fatica si può chiedere aiuto o indagare cosa sta andando storto per esempio. 

7. Dormire è un diritto di tutti, non è raro sentire storie di genitori che non dormono da una vita o bambini rintronati perché in 3 su un letto si dorme male. Per non parlare delle implicazioni quando è il padre a sculare in divano, quale immagine si propone al bambino del ruolo che assume il papà? 

8. Attenzione a non scambiare per praticità delle scelte ben precise, nessuno punta il dito ma vale essere consapevoli di ciò che si sta facendo. Consapevoli non è sinonimo di colpevoli 💫

9. Per favore non arrivare per disperazione a cascare nel coaching da 600€ a botta…

emozioni, genitorialità

Ma io gliel’ho spiegato! 

Non sapete quante volte sento questa frase durante i colloqui con i genitori. Mi riferiscono increduli che nonostante abbiano spiegato, nel bel mezzo di un conflitto con i propri figli, le motivazioni di un no il bambino non è riuscito ad accettarle pacificamente, anzi ha aumentato il livello di protesta. Cari genitori, provo un po’ di tenerezza quando mi raccontate così perché capisco che il vostro modo di pensare al bambino, in quel momento, è un po’ distante dal suo modo di funzionare.

Dunque proviamo a fare un po’ di chiarezza. ‘Vi spiego’ perché le spiegazioni non funzionano. 

Partiamo dal presupposto che le spiegazioni, non sono altro che l’esternazione di un motivo logico e razionale per cui una certa cosa non si può fare, facciamo un esempio: se tu vuoi giocare ora con me, ti spiego che prima devo preparare la cena e poi posso giocare; non ti ho detto propriamente di no, ma cerco di farti capire perché non è neanche si. Risultato? A volte funziona, il bambino si rasserena, se la mette via e si può andare oltre, altre invece il bambino non solo è arrabbiato ugualmente ma è come non avessimo detto niente. Perché non ha funzionato? 

Se è vero che talvolta rendere partecipi i bambini dei motivi per cui una certa cosa non si può fare va molto bene, questo principio non può essere applicato sempre, per il semplice motivo che le spiegazioni agiscono su un piano intellettivo di comprensione del contesto che ha poco a che fare con il vivere le emozioni. Tradotto, se un bambino si arrabbia, vuol dire che percepisce un’ingiustizia di qualche tipo, ma quando è partita la reazione è già troppo tardi per spiegare. È come pretendere ragionevolezza nel momento di rabbia. Un po’ quando vi dicono di calmarvi ma avete già gli occhi fuori dalle orbite, non vi viene ancora più nervoso?

Quindi, intanto prendiamo in considerazione il fatto che ci sono delle situazioni in cui spiegare è perfettamente inutile, se non proprio controproducente perchè è una strategia che dà per assodato che il bambino comprenda e faccia pace con le sue emozioni in un momento di emergenza. Mi riferisco alle condizioni in cui è minata la sicurezza personale, quindi situazioni di rischio sul piano della vita, quelle in cui il ‘no’ fermo e secco va dato così com’è. Perché non ci sono molti termini di discussione, non c’è da colloquiare o da sentire un punto di vista. ‘No, non puoi montare davanti senza seggiolino’ ‘ No, non puoi passare la strada senza guardare’ sono questioni urgenti e necessarie che hanno tanta forza quanto è il rischio che il bambino corre non rispettandole. In un secondo momento, quando la situazione è più tranquilla, eventualmente se no può riparlare, spiegando al bambino perchè quella cosa non va bene, ma nella situazione contingente è meglio essere molto fermi e decisi. 

Spiegare è un modo molto adulto di attingere al raziocino per controllare l’emotività, processo che implica un certo grado di ragionevolezza, ma questa capacità dipende molto dall’età dei bambini. Per esempio tra i 3 e i 5 anni non sempre è possibile attingere a questa risorsa.

Di seguito dunque vi dò qualche spunto:

1. ‘è la regola che dice questo’: questa frase vi tutela dal trasformare il conflitto in una questione personale. Bisogna ricordarsi che ciò che viene messo in discussione non è tanto l’individuo ma il ruolo che riveste, in questo caso quello di ‘padre’ o ‘madre’.

2. bisogna ricordarsi che non si è persone orribili se il bambino piange o si arrabbia a causa di un limite che abbiamo posto, soprattutto se è fatto per lui. Essere genitori è veramente un mestiere complicato perché nel suo esercizio ha in sè una caratteristica fondamentale, quella di prenderle delle decisioni che a volte sono molto faticose, possono suscitare sensi di colpa, indecisione e ci costringono a fare i conti con la nostra umanità e che per questo possiamo sbagliare.

3. in caso di bambini che si arrabbiano spesso, è importante capire se questo è diventato un modo per segnalare un disagio o se hanno ‘solo’ un temperamento piuttosto attivo. Il consiglio in generale è di non attribuire intenzioni a cui il bimbo nemmeno aveva pensato (della serie ‘lo fa apposta per provocarmi’).

4. Costruire il senso di responsabilità va molto bene, ma la responsabilità va commisurata all’età e al tipo di competenza che si richiede. Un sacco di adulti hanno dei problemi nella gestione della rabbia e della frustrazione, a conferma che non è proprio un tema semplicissimo

5. Ricordate chi bambini amano la magia, la spettacolarizzazione, il teatro. Ciò implica che a volte esternano i loro sentimenti in modo spaventoso e plateale; è molto importante non farsi impressionare, ma lucidamente considerare cosa sta succedendo e cercare di risolverlo con pazienza.

Se hai dei dubbi, e hai bisogno di un suggerimento, siamo disponibili alle consulenze genitoriali anche online.

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Anch’io ero così

Insomma è indubbio che la genetica sia rilevante quando si parla di figli, così com’è altrettanto chiaro che spesso i genitori si ritrovano in alcuni comportamenti dei figli. Ma questo è sempre funzionale? Secondo noi non proprio. Dipende infatti in che termini lo facciamo; potrebbe essere un’operazione disfunzionale soprattutto nel caso in cui si minimizza o ignora una difficoltà.

Abbiamo provato ad elencarne le ragioni:

1. La mia storia non è quella di mio figlio

2. Quello che vale per me non è detto che valga per un’altra persona

3. I sistemi educativi e didattici sono cambiati perciò non si può pensare che i trascorsi siano identici

Un genitore una volta mi ha raccontato di averne prese parecchie, anche a scuola, e che tutto sommato questo gli era servito per raddrizzarsi. Così gli ho chiesto se secondo lui avremmo dovuto suggerire alle insegnanti di picchiare il figlio a scuola, e non ha potuto fare altro che sorridermi e dire di no. È solo un esempio, ma è tanto per capire che non sempre quello che ha funzionato va bene, soprattutto se è stato un metodo coercitivo e violento.

Ci sarebbe poi da dire che anche i genitori sono cambiati, così come l’ambiente, la rete sociale, l’ambito culturale. Ecco perché, così come non è consigliato fare paragoni tra bambini, così vale nel fare confronti tra genitori e figli. Potrebbe essere interessante prendere solo il buono di quest’ottica, per esempio se il bambino si trova in difficoltà in qualcosa che ritroviamo simile, chi meglio di noi può capirlo ed empatizzate con la sua fatica?