Non sapete quante volte sento questa frase durante i colloqui con i genitori. Mi riferiscono increduli che nonostante abbiano spiegato, nel bel mezzo di un conflitto con i propri figli, le motivazioni di un no il bambino non è riuscito ad accettarle pacificamente, anzi ha aumentato il livello di protesta. Cari genitori, provo un po’ di tenerezza quando mi raccontate così perché capisco che il vostro modo di pensare al bambino, in quel momento, è un po’ distante dal suo modo di funzionare.
Dunque proviamo a fare un po’ di chiarezza. ‘Vi spiego’ perché le spiegazioni non funzionano.
Partiamo dal presupposto che le spiegazioni, non sono altro che l’esternazione di un motivo logico e razionale per cui una certa cosa non si può fare, facciamo un esempio: se tu vuoi giocare ora con me, ti spiego che prima devo preparare la cena e poi posso giocare; non ti ho detto propriamente di no, ma cerco di farti capire perché non è neanche si. Risultato? A volte funziona, il bambino si rasserena, se la mette via e si può andare oltre, altre invece il bambino non solo è arrabbiato ugualmente ma è come non avessimo detto niente. Perché non ha funzionato?
Se è vero che talvolta rendere partecipi i bambini dei motivi per cui una certa cosa non si può fare va molto bene, questo principio non può essere applicato sempre, per il semplice motivo che le spiegazioni agiscono su un piano intellettivo di comprensione del contesto che ha poco a che fare con il vivere le emozioni. Tradotto, se un bambino si arrabbia, vuol dire che percepisce un’ingiustizia di qualche tipo, ma quando è partita la reazione è già troppo tardi per spiegare. È come pretendere ragionevolezza nel momento di rabbia. Un po’ quando vi dicono di calmarvi ma avete già gli occhi fuori dalle orbite, non vi viene ancora più nervoso?
Quindi, intanto prendiamo in considerazione il fatto che ci sono delle situazioni in cui spiegare è perfettamente inutile, se non proprio controproducente perchè è una strategia che dà per assodato che il bambino comprenda e faccia pace con le sue emozioni in un momento di emergenza. Mi riferisco alle condizioni in cui è minata la sicurezza personale, quindi situazioni di rischio sul piano della vita, quelle in cui il ‘no’ fermo e secco va dato così com’è. Perché non ci sono molti termini di discussione, non c’è da colloquiare o da sentire un punto di vista. ‘No, non puoi montare davanti senza seggiolino’ ‘ No, non puoi passare la strada senza guardare’ sono questioni urgenti e necessarie che hanno tanta forza quanto è il rischio che il bambino corre non rispettandole. In un secondo momento, quando la situazione è più tranquilla, eventualmente se no può riparlare, spiegando al bambino perchè quella cosa non va bene, ma nella situazione contingente è meglio essere molto fermi e decisi.
Spiegare è un modo molto adulto di attingere al raziocino per controllare l’emotività, processo che implica un certo grado di ragionevolezza, ma questa capacità dipende molto dall’età dei bambini. Per esempio tra i 3 e i 5 anni non sempre è possibile attingere a questa risorsa.
Di seguito dunque vi dò qualche spunto:
1. ‘è la regola che dice questo’: questa frase vi tutela dal trasformare il conflitto in una questione personale. Bisogna ricordarsi che ciò che viene messo in discussione non è tanto l’individuo ma il ruolo che riveste, in questo caso quello di ‘padre’ o ‘madre’.
2. bisogna ricordarsi che non si è persone orribili se il bambino piange o si arrabbia a causa di un limite che abbiamo posto, soprattutto se è fatto per lui. Essere genitori è veramente un mestiere complicato perché nel suo esercizio ha in sè una caratteristica fondamentale, quella di prenderle delle decisioni che a volte sono molto faticose, possono suscitare sensi di colpa, indecisione e ci costringono a fare i conti con la nostra umanità e che per questo possiamo sbagliare.
3. in caso di bambini che si arrabbiano spesso, è importante capire se questo è diventato un modo per segnalare un disagio o se hanno ‘solo’ un temperamento piuttosto attivo. Il consiglio in generale è di non attribuire intenzioni a cui il bimbo nemmeno aveva pensato (della serie ‘lo fa apposta per provocarmi’).
4. Costruire il senso di responsabilità va molto bene, ma la responsabilità va commisurata all’età e al tipo di competenza che si richiede. Un sacco di adulti hanno dei problemi nella gestione della rabbia e della frustrazione, a conferma che non è proprio un tema semplicissimo
5. Ricordate chi bambini amano la magia, la spettacolarizzazione, il teatro. Ciò implica che a volte esternano i loro sentimenti in modo spaventoso e plateale; è molto importante non farsi impressionare, ma lucidamente considerare cosa sta succedendo e cercare di risolverlo con pazienza.
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