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Stress da vacanze

Lo stress da vacanze o del fine settimana si può manifestare con un eccesso di stanchezza proprio perchè durante la settimana si tira troppo.

Ci sono persone che arrivano al weekend aspettando finalmente di recuperare, per poi ritrovarsi senza energie proprio quando il tempo si libera. La stanchezza si fa più intensa, la motivazione cala, e anche attività piacevoli sembrano richiedere uno sforzo eccessivo. A volte compaiono mal di testa, sonnolenza, irritabilità o una sensazione generale di svuotamento. Questo paradosso è spesso descritto con il termine leisure sickness, una condizione in cui il malessere emerge proprio nel momento in cui lo stress si riduce.

Durante la settimana molte persone funzionano in una modalità di attivazione costante. Le richieste lavorative, le responsabilità e i ritmi serrati mantengono elevato il livello di tensione. In questo stato, l’organismo mobilita risorse per sostenere l’efficienza e la concentrazione, anche a costo di rimandare il recupero. La stanchezza viene temporaneamente messa in secondo piano, mentre il corpo continua a operare in una sorta di “modalità di tenuta”.

Quando arriva il tempo libero, la pressione si abbassa e il sistema nervoso interrompe lo stato di allerta. È in questo passaggio che la fatica accumulata diventa evidente. Non si tratta di una stanchezza che nasce nel weekend, ma di un carico già presente che trova finalmente spazio per emergere. Il corpo, non più sostenuto dalla tensione, rallenta bruscamente e rende visibile ciò che era rimasto in sospeso.

Questo fenomeno è più frequente quando il recupero è concentrato solo nei momenti liberi, mentre durante la settimana si procede senza pause significative. Anche una forte tendenza al controllo, la difficoltà a delegare, o l’idea che il riposo debba essere “meritato” possono contribuire a mantenere un livello di attivazione costante. In queste condizioni, il tempo libero diventa l’unico spazio in cui l’organismo si concede di abbassare la guardia, con un effetto di crollo improvviso.

Spesso questa esperienza viene interpretata come mancanza di motivazione o incapacità di godersi il tempo libero. In realtà, può rappresentare un segnale di sovraccarico prolungato. Il corpo non sta reagendo in modo disfunzionale, ma sta cercando di recuperare. La difficoltà non è fermarsi, ma arrivare al momento della pausa con un accumulo eccessivo di fatica.

Una possibilità consiste nel distribuire il recupero nel corso della settimana. Brevi pause, momenti di rallentamento, e attività che favoriscono una riduzione graduale della tensione possono ridurre il contrasto tra giorni lavorativi e tempo libero. Quando il recupero diventa più continuo, il weekend smette di essere l’unico contenitore della stanchezza.

Il tempo libero funziona meglio quando non deve compensare tutto. Se il riposo è integrato nella quotidianità, la pausa non coincide più con il crollo, ma con una continuità di regolazione. In questo modo, il weekend torna a essere uno spazio di scelta, non il momento in cui emerge, inevitabilmente, quanto si è stanchi.

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Perché i bambini “non stanno attenti”?

Ecco cinque motivazioni con basi psicologiche e neuropsicologiche

Photo by Alina Matveycheva on Pexels.com

1) Le funzioni esecutive stanno ancora maturando

L’attenzione “volontaria” dipende da funzioni come inibizionememoria di lavoro e flessibilità mentale, sostenute soprattutto dalla corteccia prefrontale: nei bambini queste funzioni sono ancora in sviluppo, quindi la tenuta attentiva è più fragile e facilmente disturbata. 

2) Sonno insufficiente o disturbato

Dormire poco o male riduce vigilanza, regolazione emotiva e attenzione: nei bambini la carenza di sonno è associata a più problemi attentivi e comportamentali a scuola. Valutare ritmi sonno–veglia, russamento, risvegli frequenti o insonnia è fondamentale.

3) Ansia ed emozioni “occupano” la mente

Quando un bambino è in allerta (preoccupazione, ansia da prestazione), l’attenzione tende a spostarsi verso il segnale di minaccia e si riduce la capacità di concentrarsi sul compito: è un effetto ben documentato nei disturbi d’ansia in età evolutiva.

4) Fattori sensoriali e carico ambientale

Udito o vista non ottimali, oppure ambienti rumorosi e pieni di distrazioni, aumentano lo sforzo cognitivo richiesto per capire e mantenere il focus; il risultato è stanchezza mentale e cali di attenzione. Un semplice screening visivo/uditivo e una classe (o casa) più silenziosa possono fare la differenza. 

5) Compiti troppo difficili (o troppo facili), poche pause, motivazione bassa

Se il carico cognitivo supera la capacità della memoria di lavoro, l’attenzione “salta”. Aiutano: suddividere i compiti in passi brevi, alternare micro-pause, calibrare la difficoltà e usare rinforzi (gratificazioni semplici) per sostenere la motivazione, che a sua volta è legata a circuiti di ricompensa dopaminergici


Campanelli d’allarme (da approfondire, non per autodiagnosi)

Non si riconosce l’ADHD leggendo una lista di sintomi su internet. Tuttavia, è utile chiedere una valutazione se per almeno 6 mesi osservi:

  • disattenzione marcata in più contesti (casa, scuola, sport) con impatto su apprendimento o relazioni;
  • iperattività/impulsività non adeguate all’età;
  • difficoltà di regolazione emotiva, sonno molto disturbato, o sospetti disturbi dell’apprendimento;
  • storia di rendimento scolastico in calo e frequenti segnalazioni degli insegnanti.
    Le linee guida raccomandano una valutazione clinica strutturata, con raccolta di informazioni da genitori/scuola, uso di scale standardizzate, e verifica dei criteri DSM-5, escludendo cause alternative. 

Cosa fare in pratica

  1. Parla con il pediatra: può avviare uno screening di sonno, vista/udito, ansia e apprendimento, e indirizzare a un neuropsicologo dell’età evolutiva
  2. Raccogli osservazioni dalla scuola (giorni/attività più critiche, durata di attenzione, che cosa aiuta o peggiora).
  3. Igiene del sonno e routine (orari regolari, niente schermi prima di dormire). 
  4. Ambiente e compiti “a misura di bambino”: riduci rumore e distrazioni, spezzetta i compiti, inserisci pause programmate e piccole gratificazioni per i passi completati. 

Sintesi

Se l’attenzione di tuo figlio è incostante, non è colpa di nessuno: spesso è l’effetto combinato di sviluppo cerebrale, emozioni, sonno e ambiente. E se sospetti ADHD, non autodiagnicare: affidati a una valutazione professionale e a strategie su misura. Le evidenze dicono che intervenire presto e bene riduce lo stress familiare e migliora il rendimento a scuola e il benessere. 

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Albi illustrati

Gli albi illustrati nell’ultimo periodo hanno assunto un ruolo significativo nella letteratura per l’infanzia. Trovandoci spesso ad affrontare tematiche delicate, abbiamo iniziare a costruire una sorta di archivio di libri consigliati che anche noi utilizziamo di consueto nel nostro lavoro. Non tutti centrano in modo significativo il punto, in ogni caso diventano comunque spunto di riflessione in alcune situazioni che hanno la necessità di essere simbolizzate e supportate dalle immagini o possono essere utili per aprire il dialogo con i bambini. Inutile negare tra l’altro che alcune illustrazioni sono davvero meravigliose.

Da non sottovalutare anche i Silent Book che, proprio perchè esenti da parole, permettono un utilizzo più fantasioso o che permette al bambino di introdurre il proprio contenuto e le proprie riflessioni senza essere guidato dalla parola dell’altro.

Albi illustrati su:

  • paura
  • rabbia
  • tristezza
  • gioia
  • lutto
  • ansia
  • scuola