Ecco cinque motivazioni con basi psicologiche e neuropsicologiche

1) Le funzioni esecutive stanno ancora maturando
L’attenzione “volontaria” dipende da funzioni come inibizione, memoria di lavoro e flessibilità mentale, sostenute soprattutto dalla corteccia prefrontale: nei bambini queste funzioni sono ancora in sviluppo, quindi la tenuta attentiva è più fragile e facilmente disturbata.
2) Sonno insufficiente o disturbato
Dormire poco o male riduce vigilanza, regolazione emotiva e attenzione: nei bambini la carenza di sonno è associata a più problemi attentivi e comportamentali a scuola. Valutare ritmi sonno–veglia, russamento, risvegli frequenti o insonnia è fondamentale.
3) Ansia ed emozioni “occupano” la mente
Quando un bambino è in allerta (preoccupazione, ansia da prestazione), l’attenzione tende a spostarsi verso il segnale di minaccia e si riduce la capacità di concentrarsi sul compito: è un effetto ben documentato nei disturbi d’ansia in età evolutiva.
4) Fattori sensoriali e carico ambientale
Udito o vista non ottimali, oppure ambienti rumorosi e pieni di distrazioni, aumentano lo sforzo cognitivo richiesto per capire e mantenere il focus; il risultato è stanchezza mentale e cali di attenzione. Un semplice screening visivo/uditivo e una classe (o casa) più silenziosa possono fare la differenza.
5) Compiti troppo difficili (o troppo facili), poche pause, motivazione bassa
Se il carico cognitivo supera la capacità della memoria di lavoro, l’attenzione “salta”. Aiutano: suddividere i compiti in passi brevi, alternare micro-pause, calibrare la difficoltà e usare rinforzi (gratificazioni semplici) per sostenere la motivazione, che a sua volta è legata a circuiti di ricompensa dopaminergici.
🚩 Campanelli d’allarme (da approfondire, non per autodiagnosi)
Non si riconosce l’ADHD leggendo una lista di sintomi su internet. Tuttavia, è utile chiedere una valutazione se per almeno 6 mesi osservi:
- disattenzione marcata in più contesti (casa, scuola, sport) con impatto su apprendimento o relazioni;
- iperattività/impulsività non adeguate all’età;
- difficoltà di regolazione emotiva, sonno molto disturbato, o sospetti disturbi dell’apprendimento;
- storia di rendimento scolastico in calo e frequenti segnalazioni degli insegnanti.
Le linee guida raccomandano una valutazione clinica strutturata, con raccolta di informazioni da genitori/scuola, uso di scale standardizzate, e verifica dei criteri DSM-5, escludendo cause alternative.
🔎 Cosa fare in pratica
- Parla con il pediatra: può avviare uno screening di sonno, vista/udito, ansia e apprendimento, e indirizzare a un neuropsicologo dell’età evolutiva
- Raccogli osservazioni dalla scuola (giorni/attività più critiche, durata di attenzione, che cosa aiuta o peggiora).
- Igiene del sonno e routine (orari regolari, niente schermi prima di dormire).
- Ambiente e compiti “a misura di bambino”: riduci rumore e distrazioni, spezzetta i compiti, inserisci pause programmate e piccole gratificazioni per i passi completati.
Se l’attenzione di tuo figlio è incostante, non è colpa di nessuno: spesso è l’effetto combinato di sviluppo cerebrale, emozioni, sonno e ambiente. E se sospetti ADHD, non autodiagnicare: affidati a una valutazione professionale e a strategie su misura. Le evidenze dicono che intervenire presto e bene riduce lo stress familiare e migliora il rendimento a scuola e il benessere.




